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Aste italiane: regge il segmento medio con stime contenute.
di Silvia Anna Barrilà
3 maggio 2012
In attesa degli importanti appuntamenti con gli incanti di questo mese, già ad aprile varie case d'asta italiane hanno avviato la stagione primaverile con vendite dedicate ai diversi segmenti del mercato artistico.
Aprile, infatti, si è aperto con l'asta di arte moderna e contemporanea tenuta il primo aprile da Fidesarte. Michela Zilio, titolare della casa d'aste veneziana, ha notato molto gli effetti della crisi. "Tutto sommato è andata abbastanza bene, visti i tempi, ma si vende solo se i prezzi di base sono convenienti.
Raramente ci sono rilanci che superano di tanto la base d'asta".
E infatti anche il top lot dell'incanto, un olio su tela del pittore sloveno attivo a Venezia Zoran Muši? (1909-2005), dipinto nel 1988 e rappresentante la città di Parigi, è stato aggiudicato per 40mila euro (diritti d'asta esclusi), valore pari alla base d'asta. L'altra sola opera che ha superato i 10mila euro è stata una tela di Julio Le Parc, artista cinetico argentino, battuta per 16mila euro. Entrambi gli artisti sono in collezioni internazionali, tra cui anche quella della Tate. Le altre opere all'incanto sono state battute per valori tra 150 euro e 8mila euro. "Il mercato è molto rallentato", continua Michela Zilio, "certo la qualità dell'opera è importante, ma è il prezzo che interessa".
Questa tendenza nel segmento medio del mercato ci viene confermata da Francesca Paolini di Pandolfini (Firenze), che ha tenuto l'asta di dipinti antichi il 4 aprile. "Il settore medio vuole stime molto basse, dice Paolini, "perché la capacità di acquisto si è molto contratta. Altrimenti si vendono le opere di alta qualità e sono numerosi i parametri da rispettare, dalla provenienza allo stato di conservazione". Nel segmento più alto Pandolfini ha ottenuto ottimi risultati. In particolare il top lot è stato "Giovane che versa l'acqua in un bacile circondato da anatre, tacchini, un cane, un coniglio e una tartaruga" della cerchia di Tommaso Salini, una natura morta sui generis della prima metà del XVII secolo che, partita da una stima di 10mila-15mila euro, è stata aggiudicata per 110mila euro. Il secondo risultato più alto è stato ottenuto dal "San Giovanni Battista" della cerchia di Massimo Stanzione, un olio su tavola del XVII secolo partito dalla stessa stima del precedente e aggiudicato per 85.000 euro. Un risultato eccezionale è stato ottenuto dal "Riposo durante la fuga in Egitto in un paesaggio boschivo" di un pittore fiammingo della fine del XVI-inizio XVII secolo, molto particolare per la cornice in ebano, argento e lapislazzuli la cui parte inferiore è forse appartenuta alla famiglia Barberini.
La piccola opera è partita da una stima di 2mila-3mila euro per arrivare a 62.500 euro. "È vero che bisogna essere contenuti sulle stime, ma quando si crea entusiasmo e curiosità intorno ad un oggetto, ci sono così tanti rialzi e si arriva a questi risultati" conferma Francesca Paolini. "In questo caso è stata la cornice a creare interesse".
artTribune
L'Arte torna Arte. Ed espande il suo circuito.
Dalla tribuna del David ai baffi di Duchamp. Oltre 40 opere di 32 artisti contemporanei invadono i locali della Galleria dell'Accademia a Firenze. In anteprima su Artribune, un'intervista alla direttrice Franca Falletti. Mentre le porte si apriranno al pubblico domani 8 maggio.
Inaugura oggi alla Galleria dell'Accademia di Firenze Arte torna Arte. L'ambizioso progetto ha portato, diffuse in tutti i locali della Galleria, le opere di 32 artisti fra i più rappresentativi della contemporaneità, creando un dialogo teso a infrangere ogni barriera storica o disciplinare. La lista degli autori coinvolti è di altissimo rilievo, basti considerare che i suoi estremi – nel semplice ordinamento alfabetico – rispondono ai nomi di Francis Bacon e Andy Warhol.
Il titolo deriva da un'espressione di Luciano Fabro, che già nel 2004 aveva partecipato alla mostra Forme per il David. Con Arte torna Arte la Galleria dell'Accademia tenta di spingere fino alle sue estreme conseguenze quell'originale esperimento, confermando una pratica curatoriale che negli ultimi anni sta sempre più prendendo piede. Artribune ne ha parlato con Franca Falletti, direttrice della Galleria dal 1989 e curatrice della mostra assieme a Bruno Corà e Daria Filardo.
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